Rata Nece Biti
Inserito da Francesco Merletti il Mar, 28/10/2008 - 16:18

Rata nece bitiRata Nece Biti (Non ci sarà la guerra) è un documentario girato in Bosnia, ideato e prodotto da Babydoc film con la collaborazione di Gianluca Arcopinto e la regia di Daniele Gaglianone. Nema Frontiera ha appoggiato ed accompagnato la produzione del documentario nell'arco dell'ultimo anno e molti dei personaggi che compaiono sono amici di lunga data dell'associazione.

Il documentario è stato selezionato nella sezione Ici et ialleurs del 61° festival del cinema di Locarno, sarà proiettato al ventiseiesimo Torino Film Festival ed al Leeds International Film Festival.

Il film mostra incontri con uomini e donne in Bosnia tentando di colmare il senso di distanza che c'è pur in un luogo geograficamente così vicino a noi. Le persone si muovono sugli scenari di Sarajevo, Srebrenica, la fabbrica di accumulatori di Potocari, i villaggi sul fiume Drina.

Zoran, 28 anni, cammina per le strade della sua città, ripercorre un'infanzia di guerra, la “strage della fila del pane”, il disegno jugoslavo trasformatosi in “prigione dei popoli”, lui sarajevese e serbo “leale”, con un padre che ha combattuto nelle fila dell'esercito bosniaco contro gli assedianti.

Gli strascichi ideologici della guerra portano alla periferia, al quartiere di Lukavica nella Sarajevo “serba”, ad un bar che si chiama Sing Sing e poi a casa di Saša, giovane professore di storia arroccato insieme ai “suoi” a presidio dell'ideale nazionalista.

Dall'altra parte c'è Aziz, ex soldato dell'Armija bosniaca impiegato nella difesa di Srebrenica e fortunosamente scampato al massacro. Ora vive a Ilidža, sobborgo della capitale, ma il suo è un viaggio a ritroso, al luogo dove un tempo c'era il villaggio di sua madre, sulla Drina, il fiume che separa la Bosnia dalla Serbia, un fiume che è anch'esso una madre, ma irrimediabilmente tinto di sangue.

Un altro villaggio cancellato dalla guerra e ora di nuovo abitato e ricostruito. Su?eska, sulle montagne sopra Srebrenica. Mohamed è lo šumar, il guardaboschi. E' tornato a pascolare il suo gregge, a occuparsi del bosco e del taglio del legname, tutti i giorni percorre gli stessi boschi attraverso i quali è fuggito nei giorni della caduta di Srebrenica.

A Tuzla è stato istituito l'ICMP (International Commission of Missing Persons), il personale lavora al recupero dei resti ancora ammassati nelle fosse comuni o dispersi nei boschi, alla ricomposizione dei corpi, al riconoscimento attraverso l'esame del DNA e infine alla restituzione alle famiglie. E' un processo difficile e doloroso, ma probabilmente necessario perché il tempo ricominci a scorrere.

L'intento del film non è quello di “parlare” della guerra o della Bosnia di ieri o di oggi, costruendo una cronaca o delineando una tesi, quanto piuttosto quello di porci adesso di fronte a uomini in carne e ossa, con i ritmi, i gesti, le emozioni e i pensieri che connotano il loro esistere.

Questo è Rata nece Biti, non l'ennesimo reportage su un conflitto che ha diviso paesi, famiglie, amici, colleghi, coppie, ma un viaggio, on the road soprattutto di volti e voci, per ricostruire l'evento più tragico del dopoguerra e per dare parola a chi ha urlato inascoltato per anni. E’ il racconto dell'esperienza più atroce e impensabile per un uomo: la guerra, quella ancora più infame e totale che ti si presenta sul pianerottolo.

Fonte: http://www.fctp.it/

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