Srebrenica durante l’ultima guerra in Bosnia Herzegovina è stata teatro di
atrocità incommensurabili, compiute su esseri umani di fronte agli occhi distratti o
impotenti di milioni di persone e nonostante la città fosse stata dichiarata protetta
dalle Nazioni Unite. Migliaia di uomini e ragazzi musulmani sono stati tortuati ed uccisi
da parte della popolazione minoritaria sul territorio serba, in nome dell’agognata
“pulizia etnica”.
Oggi la popolazione musulmana sopravvissuta sta tornando nei villaggi che circondano
Srebrenica, trovando spesso poco o niente di quello che c’era prima della guerra. Il
presente progetto si inserisce in un quadro armonico di piccoli e grandi progetti volti
alla promozione del rientro dei rifugiati e al tentativo di facilitare il loro ritorno a una
vita quasi “normale”, nonostante le infinite ferite psicologiche che nessuno sarà in
grado di ricucire. Per questo proponiamo la costruzione di un centro polifunzionale nel
villaggio di Su?eska, che funga da punto di ritrovo e di scambio tra i cittadini della
zona, da fulcro culturale di una comunità con un passato intellettualmente rigoglioso,
ma al giorno d’oggi costretta in un villaggio i cui unici luoghi pubblici sono un
alimentari, una piccola scuola elementare e una piccola moschea.
IL CONTESTO
La Bosnia e Erzegovina (comunemente indicata come Bosnia-Erzegovina) è una regione
montagnosa nei Balcani occidentali, precedentemente parte della Jugoslavia. È divisa in due
entità: Federazione croato-musulmana e la Republika Srpska. Il paese della Bosnia e
Erzegovina è confinante con la Serbia e il Montenegro ad est e con la Croazia a nord e sud-
ovest. La città portuale di Neum, nel Cantone di Erzegovina-Neretva, è l'unico accesso al mare.
Con il termine bosniaci si indicano tutti i cittadini della Bosnia e Erzegovina, indifferentemente
dal loro gruppo culturale o religione. La popolazione è costituita prevalentemente da
bosgnacchi, croati e serbi. Secondo i dati del 2000 del CIA World Factbook, la Bosnia è
etnicamente al 48% bosniaca, 37,1% serba, 14,3% croata, 0,6% altro. Le città principali sono
la capitale Sarajevo, Banja Luka a nord-ovest, Tuzla a nord-est e Mostar, la capitale
dell'Erzegovina.
Le guerre jugoslave - caratterizzate da una serie di conflitti armati che hanno coinvolto diversi
territori tra il 1991 e il 1995 - hanno causato la dissoluzione della Repubblica Socialista
Federale di Jugoslavia. In territorio bosniaco gli anni di lotta tra etnie hanno distrutto
l'economia e le infrastrutture, provocando un incremento della disoccupazione e un crollo della
produzione dell'80%, oltre a causare la morte di un numero di persone tra le 60 e le 200 mila
e condannato alla condizione di profughi metà della popolazione.
La Bosnia-Erzegovina era la repubblica più povera della Jugoslavia. In larga parte l'agricoltura
era in mani private, ma le fattorie erano piccole e inefficienti, e il cibo è stato tradizionalmente
importato più che esportato nella repubblica. Gli anni della guerra civile hanno provocato
l’arresto delle principali attività produttive. Il settore industriale, che prima della guerra poteva
contare su un migliaio di impianti che occupavano oltre 450.000 persone, è stato dimezzato e
la capacità produttiva è oggi un decimo di quella precedente. Le vie di comunicazione sono
state private di circa 59 ponti e di un terzo delle strade. Le ferrovie hanno subito danni stimati
in un miliardo di US$. La produzione di energia elettrica è circa il 20% di quella esistente prima
della guerra, mentre i danni stimati nel settore delle telecomunicazioni ammontano a 500
milioni di US$. Il 63% delle abitazioni è stato danneggiato, mentre il 18% è stato
completamente distrutto. Il più grande rischio per il recupero economico della Bosnia e
Erzegovina resta ancor oggi il sorgere di conflitti politici che possano indurre i Governi stranieri
a ritirare i finanziamenti per la ricostruzione.
Il progetto qui presentato si inserisce nel difficile contesto post-bellico in una zona - la regione
della bassa Drina - in cui la situazione a più di dieci anni dalla fine del conflitto rimane tesa e
precaria. L’area rientra nella giurisdizione della Repubblica Srpska - una delle due entità in cui
è stato diviso il territorio della Bosnia Herzegovina in seguito agli accordi di Dayton - ed è in
assoluto la zona più povera della repubblica serba di Bosnia e di tutta la Bosnia Herzegovina.
Molti di coloro che si sono macchiati dei crimini di guerra sono rimasti impuniti e la grande
facilità nel reperire armi rende questa area una delle zone più pericolose di tutta la BiH (si
tratta della regione al confine con la Serbia, nella quale si sono consumati i più orribili crimini
della guerra, il più noto dei quali è la presa dell’enclave di Srebrenica e il massacro di almeno
ottomila uomini bosniaci musulmani, quasi tutti civili, tra l’11 e il 16 luglio 1995).
L’area ha subito devastazioni pesantissime, è in gran parte minata (si tratta della zona della
Bosnia Herzegovina contaminata dal più alto numero di mine e ordigni inesplosi) e la
situazione economica è stagnante, con tassi di disoccupazione che toccano il 70%.
La maggior parte delle famiglie che vi abitano hanno subito gravi perdite durante il conflitto.
Nonostante gli aiuti internazionali e i programmi di ricostruzione, la maggior parte degli edifici
sono fatiscenti o ancora fortemente danneggiati dai bombardamenti. Gran parte dei profughi
deportati durante la pulizia etnica, o fuggiti dalla guerra, faticano a rientrare per paura e per le
difficoltà oggettive, sia di avere una casa che di trovare lavoro. In alcuni villaggi ancora manca
la corrente elettrica, le risorse sono minime (spesso al limite della sussistenza). I servizi
fondamentali come l’assistenza sanitaria e l’istruzione sono discontinui o inesistenti.
Gli interventi umanitari hanno raggiunto solo in parte l’obiettivo di ripristinare le infrastrutture
di base e di favorire una ripresa economica, mentre i progetti di sostegno internazionale delle
più grandi agenzie e organizzazioni governative si stanno riducendo per mancanza di fondi o
per esaurimento del tempo di permanenza stabilito. Attualmente un importante ruolo
nell’assistenza ai cittadini e nella promozione della pace è ricoperto da piccole organizzazioni
non governative, locali o europee, che danno un contributo al mantenimento di una calma
relativa e operano con grande saggezza sul territorio, favorendo progetti di sostegno, sviluppo
e dialogo.
I SOGETTI PARTNER
Associazione Progetto Calcutta-ONLUS
Attivi dal 1993, costituiti associazione il 7/7/2000, iscritti all’anagrafe delle ONLUS il 6/2/2003.
Lo statuto sottolinea le esclusive finalità di solidarietà sociale che si svolgono ponendo in
essere ogni iniziativa culturale ed assistenziale atta a promuovere le migliori condizioni per
l’autosviluppo dei popoli del terzo mondo, operando nelle seguenti aree di intervento:
assistenza sociosanitaria; beneficenza; istruzione; formazione; ricerca scientifica di particolare
interesse sociale. L’Associazione Progetto Calcutta ONLUS sostiene quindi la promozione
economico, sociale, sanitaria, tecnico e culturale dei Paesi in Via di Sviluppo mediante la
costruzione, la ristrutturazione, l’organizzazione, la gestione - sia diretta che a mezzo terzi - di
ospedali, centri scolastici e centri di formazione professionale.
La ONLUS “Progetto Calcutta” coopera con l’organizzazione non governativa indiana IIMC allo
scopo di implementare progetti di sviluppo in un’area gravemente depressa situata a sud di
Calcutta, nel Bengala Occidentale in India, attraverso attività di progettazione e sostegno a
distanza. Il bilancio dell’associazione è annualmente certificato da revisori iscritti all’Albo.
Associazione Tuzlanska Amica
Tuzlanska Amica è un'associazione bosniaca fondata nel 1994 dalla dottoressa Irfanka Pašagi?.
Associazione Tuzlanska Amica opera nell’area circostante Tuzla, città dichiarata enclave per
tutti i profughi provenienti dalle zone di Srebrenica, Bratunac e da altre città martoriate dalla
guerra. L’associazione è formata da un'équipe di donne, tra cui psicologi e medici, e offre
assistenza alle donne e ai loro bambini, aiutandoli a superare i traumi subiti durante il conflitto
bellico. Dalle donne l'intervento progressivamente si è orientato anche ai gruppi familiari,
assistendo anziani e disabili. Senza dubbio sono i bambini la categoria più a rischio, ed è su di
loro che Associazione Tuzlanska Amica sta concentrando le sue attività. Grazie a un progetto di
adozioni a distanza (in collaborazione con alcune associazioni italiane) Associazione Tuzlanska
Amica è riuscita a dare una famiglia a circa 950 ragazzi, diventando uno dei pochi luoghi dove
la popolazione locale può ricevere aiuto psicologico e assistenza medica, sociale e legale. Le
principali attività di Associazione Tuzlanska Amica consistono in assistenza medica generica e
ginecologica, sostegno psichiatrico e terapia psicologica, attività culturali e ricreative per i
bambini.
IL LUOGO D'INTERVENTO - IL VILLAGGIO DI SUCESKA
La località nella quale il progetto prenderà forma è il villaggio di Sue?ska, che si trova nel
comune di Srebrenica, nella regione della bassa Drina e giurisdizione della Repubblica Srpska.
Prima della guerra Su?eska era un centro abitato da circa 2.000 persone. Il conflitto ha
investito tutta l'area, decimato la popolazione e distrutto quasi tutte le abitazioni. Il villaggio è
stato bersaglio di lanci d'artiglieria, bombardamenti e cecchinaggio, sebbene in misura
inferiore rispetto alla città di Srebrenica. L'isolamento durante il conflitto è stato totale e il
sostentamento delle persone è avvenuto grazie al poco che si riusciva a coltivare e, nelle
ultime fasi, grazie agli aiuti internazionali paraducati in una valle vicina. Come in tutta l’area
circostante Srebrenica, anche a Su?eska mancava il sale e le condizioni di vita sono state per
lungo tempo pericolose e difficili. Quest’area è tristemente nota per il genocidio di Srebrenica
datato 11 luglio 1995, il massacro di migliaia di bosniaci musulmani, considerato uno dei più
sanguinosi stermini di massa avvenuti in Europa dai tempi della seconda guerra mondiale e
riconosciuto come Genocidio dalla Corte Penale Internazionale. Secondo fonti ufficiali le vittime
del massacro furono circa 8.000, sebbene alcune associazioni e famiglie delle vittime affermino
che furono oltre 10.000.
Almeno 1.150 persone del villaggio di Su?eska sono state uccise durante la guerra,
specialmente nei giorni del massacro o durante la fuga disperata a piedi verso Tuzla. Al
termine della guerra i primi profughi che hanno avuto il coraggio di rientrare hanno trovato il
villaggio completamente raso al suolo. Coloro che non sono fuggiti all'estero, o in altre parti
dell'ex territorio jugoslavo, hanno trascorso gli anni successivi il conflitto in campi profughi in
condizioni estremamente precarie, ma comunque sotto la tutela internazionale, che ha fornito
loro alcuni aiuti sanitari e materiali.
Oggi la situazione nel villaggio di Su?eska non è molto migliorata, sebbene ultimamente si stia
registrando un rientro dei profughi. Si conta che la popolazione che vive nell’area circostante il
villaggio sia un numero variabile fra le 300 e le 600 persone (non tutte le persone residenti
sono stabili nel villaggio, vi rimangono solo alcuni mesi all’anno). La situazione politica è
particolarmente delicata: la popolazione di Su?eska infatti è composta da profughi musulmani
rientranti in un territorio circondato in prevalenza da villaggi serbi e sotto la giurisdizione della
Republika Srpska. A Srebrenica, salvo sindaco e vicesindaco, buona parte dei posti di potere
sono ricoperti da criminali di guerra serbi e la convivenza con i musulmani rientranti, non è
facile.
Nonostante questa difficoltà il villaggio di Su?eska sta lentamente rinascendo (sulle macerie
del precedente nucleo abitativo), ma ancora le case sono rade e sparse in un'area molto
estesa. Le case poco alla volta vengono ricostruite anche grazie ai programmi internazionali,
ma i fondi cominciano a scarseggiare. Due anni fa è stata ripristinata la corrente elettrica, ma
le infrastrutture e i servizi sono pressoché inesistenti. La popolazione vive di ciò che coltiva,
mentre alcune famiglie hanno ricevuto in donazione delle mucche, pecore o capre. Il problema
essenziale però è che i prodotti ricavati sia dalla coltivazione dei terreni che dagli animali non
possono essere venduti, perché il villaggio è distante dai principali centri abitati e quindi
servono solo a sfamare le famiglie, senza generare alcun reddito. Nel villaggio esiste un solo
negozio che vende generi alimentari di prima necessità e sigarette. Non ci sono luoghi di
ritrovo e le cave di argilla, che un tempo davano lavoro a buona parte della popolazione, non
sono più praticabili. L’unica struttura pubblica rimasta in piedi dopo la guerra è la scuola. Oltre
ai gestori del negozio (cogestito da alcune famiglie) e al maestro della scuola, nessuno a
Su?eska ha un lavoro fisso e retribuito.
La maggior parte delle persone vive coltivando la terra, i più fortunati sopravvivono anche
grazie alle pensioni (seppur non cospicue) oppure grazie agli aiuti che provengono da familiari
trasferitesi all’estero. Il villaggio di Su?eska è collegato a Srebrenica da una strada di 20 km,
stretta e quasi completamente sterrata, in vari punti franante. Da qualche anno il comune di
Srebrenica ha messo in preventivo di migliorare la pavimentazione della strada, ma i lavori non
sono ancora iniziati. Un altro percorso per raggiungere Su?eska passa dalla città di Mili?i, da
cui si dipartono due strade: una praticabile solo con un auto fuoristrada, l'altra che passa dal
villaggio di Zutica è più facilmente percorribile, ma che pur attraversa zone a pericolo di mine.
Come nella maggior parte delle aree rurali la situazione che versa in condizioni particolarmente
preoccupanti è quella delle ragazze che spesso non concludono la scuola dell’obbligo, ma si
sposano molto giovani, vincolando così il loro futuro alle entrate economiche dei loro mariti.
Nel villaggio di Su?eska non c'è un dottore (come a Srebrenica peraltro), non c’è un
ambulatorio, non ci sono medicine, nè esiste la possibilità di procurarsele agevolmente. Il
posto di primo soccorso più vicino è a trenta chilometri (di cui venti di strada sterrata) e i più
vicini ospedali attrezzati sono Tuzla o Belgrado. Non esiste nessuna pratica di raccolta dei
rifiuti e gli scarti vengono bruciati vicino a casa o in un prato isolato.
IL PrOGETTO CENTRO POLIFUNZIONALE DI AGGREGAZIONE GIOVANILE ED OSTELLO
A Su?eska la scuola è un bel edificio su due piani, in parte ricostruito con un programma
internazionale dopo essere stato completamente saccheggiato e bruciato durante la guerra. La
struttura ampia e moderna testimonia come prima della guerra il villaggio fosse organizzato e
civile. Un tempo la scuola ospitava oltre 700 studenti, oggi è frequentata solo da una decina di
bambini. Gli unici del villaggio. I bambini coprono un’età che va dalla prima alla quarta
elementare e sono raggruppati tutti nella stessa classe. Il maestro della scuola, il cui nome è
Nijaz, è uno dei pochi uomini di Su?eska che è riuscito a scampare all’eccidio di Srebrenica ed
è il primo che, non appena terminata la guerra, è rientrato nel villaggio. Gli alunni che
desiderano continuare a frequentare la scuola (dalla classe quinta in poi), devono viaggiare per
circa 20 chilometri fino a Srebrenica, oppure raggiungere la scuola pubblica di Mili?i. L'unica
forma di trasporto pubblico è un vecchio pulmino che collega il villaggio a Srebrenica e Mili?i,
un paio di volte al giorno (non c'è invece alcun servizio che colleghi la scuola alle abitazioni,
che sono sparse per un raggio di almeno 5 chilometri sulle colline circostanti).
L’intervento che le associazioni Nema Frontiera e Progetto Calcutta vogliono promuovere è una
riqualificazione dell’edificio scolastico, portavoce sia della vita culturale e sociale della
popolazione precedentemente la guerra, che simbolo della rinascita del villaggio dopo gli
accadimenti del luglio 1995. La riqualificazione comprende le seguenti azioni: alcuni interventi
di risanamento dei muri perimetrali (dove necessario), l’organizzazione di un centro culturale
con supporto di attrezzatura musicale, audiovisivi, libri, materiale didattico, giochi e la
ristrutturazione di due locali adiacenti il centro culturale per costruire un ostello.
Per quanto concerne il “Centro di Aggregazione” a scuola è la struttura individuata come adatta
per organizzare un’area di riferimento per i giovani, e tutta la popolazione del villaggio. Il luogo
dove potersi incontrare e organizzare diverse attività. A tutt’oggi infatti a Su?eska non esistono
locali per gli incontri comuni che non siano le private abitazioni. Su tutto il territorio non esiste
alcun programma per i giovani, ne ci sono bar o ambienti pubblici di ritrovo.
La scuola, con il suo campetto da calcio di cemento (ricostruito 2 anni fa), è l’unica area di
aggregazione per i ragazzi. Offrire quindi degli spazi dove organizzare il proprio tempo libero,
viene ritenuto dalle associazioni Nema Frontiera e Progetto Calcutta un importante intervento,
sia sociale che culturale. Inoltre, in linea con il crescente interesse di turisti e viaggiatori
sensibili alle problematicità dei Balcani, negli ultimi anni non sono pochi i viaggi di turismo
responsabile organizzati nell’area circostante Srebrenica e le stesse scuole, sia italiane che
europee, hanno cominciato a integrare i loro programmi con trasferte didattiche in queste
zone. A piano terreno, proprio adiacente i locali del “Centro di Aggregazione” si trova uno
spazio di circa 200mq pressoché distrutto, che ristrutturato può diventare un ostello attrezzato
per ospitare una decina di visitatori. Questo intervento non solo permetterebbe a turisti,
studenti e viaggiatori di confrontarsi con la realtà di Su?eska e la sua storia, ma anche di
promuovere una rinascita culturale di tutta l’area offrendo la possibilità al villaggio stesso di
gestire una piccola attività commerciale (la gestione dell’ostello stesso).
DATE DI REALIZZAZIONE
Data di avvio: luglio 2007
Tempi di realizzazione: La durata prevista del progetto è di tre mesi – luglio, agosto e
settembre 2007.
Le attività del progetto si articoleranno nello specifico in tre interventi:
Riqualificazione di alcuni muri perimetrali della scuola
Organizzazione del “Centro Polifunzionale di Aggregazione Giovanile”
Ristrutturazione dei locali per costruire l’ostello
OBIETTIVI DEL PROGETTO
Obiettivo generale del progetto:
il miglioramento della condizione sociale e culturale dei bambini e ragazzi del villaggio di
Su?eska.
Obiettivi specifici del progetto sono:
il risanamento dell’edificio scolastico di Su?eska, perchè si trasformi in polo di
aggregazione sociale e culturale per tutta la popolazione del villaggio;
l’inserimento del villaggio di Su?eska all’interno di una rete internazionale di viaggi di
turismo responsabile e soggiorni didattici e culturali per studenti e ricercatori (insieme
alla vicina località di Srebrenica) grazie alla costruzione dell’ostello all’interno della
scuola;
il miglioramento della situazione economica della popolazione grazie alla gestione del
servizio ostello.
BENEFICIARI DEL PROGETTO
I beneficiari diretti del progetto sono i giovani - bambini e adolescenti - che vivono nel villaggio
di Su?eska e dintorni. I beneficiari indiretti sono sia le famiglie dei ragazzi e tutta la comunità
che abita la valle circostante, che potrà usufruire dei servizi offerti nel “Centro di
Aggregazione”, sia la comunità internazionale di turisti, viaggiatori e studenti che potranno
soggiornare nell’ostello e immergersi così nella storia e cultura locale e confrontarsi con gli stili
di vita della popolazione.