GRUPPO BRATUNAC
5 volontari
Sede fissa a Srebrenica
8 scuole in 8 diversi villaggi
Veicolo FIAT Ducato trasporto persone 9 posti
Il
gruppo alloggiava a Srebrenica nonostante le difficoltà del luogo (corrente
elettrica spesso mancante, problemi alla rete idrica, alloggio al sesto piano
di un palazzo bombardato con ascensore in disuso dagli anni della guerra,…).
Tuttavia la sistemazione era in una posizione abbastanza buona per raggiungere
le scuole. Il materiale scolastico da distribuire è stato scaricato e immagazzinato
nelle stanze in cui si dormiva, di giorno in giorno veniva smistato in kit
di sostegno per essere trasportato nei villaggi.
Le scuole del distretto di Bratunac si trovano fondamentalmente su due direttrici
principali che corrono lungo la Drina verso nord e verso sud. I villaggi erano
quindi relativamente accessibili anche se molte strade sono ancora sterrate
e le scuole non son sempre vicine alle vie principali.
In ogni scuola i bambini sapevano dell'arrivo del gruppo di animatori in
quanto era stato posto qualche settimana prima, durante il secondo sopralluogo,
un manifesto scritto in bosniaco su ogni scuola recante una storia simpatica
per annunciare l'arrivo degli animatori.
Tutte le mattine quindi verso le 10 il gruppo iniziava le attività cercando
per prima cosa di sfondare il consueto muro di diffidenza ed imbarazzo davanti
a persone che arrivano da lontano. Venivano proposti dei giochi molto semplici
che potessero coinvolgere tutti i bambini indipendentemente dall'età e
dal sesso e venivano messi in atto per primi dai volontari.
Lentamente i volontari tentavano di imparare i nomi dei bambini ed insegnare
i propri per stabilire un contatto che superasse le barriere linguistiche.
Una volta presa una prima confidenza con i bambini (e strappati i primi sorrisi)
normalmente il gruppo veniva diviso ed una parte dei bambini si dedicava ad
attività sportive (calcio, pallamano, palla prigioniera...) mentre altri disegnavano
o svolgevano attività creative all'interno delle aule.
Spesso
i volontari chiedevano ai bambini di disegnare la propria casa oppure un amico
per poi appendere alla parete della scuola i disegni a simboleggiare la comunità all'interno
della quale i bambini vivono.
Tra le ultime attività vi è quella della pittura di un lungo telo di lana.
I volontari disponevano il telo per terra all'aperto e preparavano delle
vernici in vari colori. Il telo copriva una superficie di anche 20 o 30 metri
quadrati. Di solito venivano disegnate le sagome dei bambini con un pennarello
facendoli sdraiare sul telo, poi venivano consegnati pennelli e piccoli contenitori
con le vernici.
Il risultato era quasi sempre di grande impatto ed i bambini, orgogliosi dell'opera
più volte hanno chiesto di appenderlo in vista davanti alla scuola. Il progetto
iniziale di riportare in Italia il telo è stato quindi abbandonato a causa
del suo enorme successo tra i bambini.
Alla fine delle attività i volontari con l'aiuto del personale della scuola
radunavano i bambini frequentanti la scuola. All'interno di un'aula
scolastica avveniva la distribuzione del materiale già precedentemente diviso
in kit e messo in sacchetti di stoffa.
Dato il gran numero di scuole da coprire non era possibile prolungare le attività di
animazione e conoscenza per più di una giornata, d’altra parte spesso l’attività del
giorno successivo si svolgeva in una scuola non troppo lontana (qualche chilometro)
da quella del giorno precedente così che spesso i bambini partecipavano a più giorni
di attività mischiandosi e facendo conoscenza (naturalmente ricevendo un solo
kit di sostegno a testa).
A
sostegno del gruppo l’associazione Forum Zena za Bratunac ha messo a disposizione
due interpreti che seguivano il gruppo per tutta la durata dell’attività e
della distribuzione dei materiali. Alle interpreti sono state coperte le spese
di cibo, bevande e, come usa laggiù, di sigarette.
La presenza di intermediari locali è fondamentale non solo nella progettazione
delle attività e nella scelta delle aree su cui intervenire, ma anche, nel
momento in cui queste si mettono in pratica, per mediare tra i volontari e
la popolazione locale soprattutto quando si entra in contatto con realtà molto
delicate quali villaggi rurali e campi profughi.
Questo il riepilogo dei villaggi che hanno beneficiato dell'intervento
e le date di visita.
21/08/06 Fakovici (campo profughi)
22/08/06 Voljavica
23/08/06 Polom
24/08/06 Osamsko
25/08/06 Slapacnica
28/08/06 Glogova
29/08/06 Bjelovac (campo profughi)
30/08/06 Tegare.
A causa dell'assenza di alcuni bambini è stato necessario lasciare i rispettivi
kit in carico all'associazione Forum Zena za Bratunac che, come l'anno
scorso li ha distribuiti appena iniziata la scuola.
GRUPPO SUCESKA
6 volontari (una a rotazione)*
campo fisso a Suceska
lavoro continuativo con i bambini della comunità di rientranti
veicolo FIAT Ducato trasporto cose
* Per cause di forza maggiore una volontaria ha dovuto
raggiungere il gruppo con un ritardo di alcuni giorni e una seconda volontaria
ha dovuto abbandonare il campo con anticipo di una settimana in quanto necessitava
di cure mediche. Di fatto le due volontarie si sono alternate nel gruppo
con base a Suceska.
Il gruppo operante nel villaggio di Suceska si trovava a 20 chilometri di
strada sterrata dalla città di Srebrenica (40 km dal più vicino presidio medico)
e alloggiava all’interno della scuola del villaggio, parzialmente ricostruita
dopo essere stata distrutta durante la guerra.
Ai volontari è stata messa a disposizione un'aula vuota per sistemare
il materiale da distribuire ai bambini e i propri effetti personali, tale aula
ha avuto anche funzione di dormitorio collettivo. Un'altra aula è stata
usata come deposito delle provviste e refettorio nei giorni di pioggia e freddo.
La
maggior parte del cibo consumato nelle due settimane è stato acquistato in
città in quanto a Suceska esiste solo un piccolissimo negozio che vende sigarette,
biscotti e carne essiccata, per il resto le famiglie sono autosufficienti:
consumano il poco che riescono a coltivare in condizioni di agricoltura di
sussistenza, il consumo di carne è minimo. I cibi, in scatola o a lunga conservazione
(non c'era modo di avere frigorifero) venivano cucinati su un fornello
a gas da campo che l'associazione ha acquistato in Italia (durante il sopralluogo
non è stato possibile reperirlo sul posto nonostante approfondite ricerche).
Data la scarsa tenuta della bombola si cucinava per terra all'aperto anche
nei giorni di pioggia.
Data la presenza di topi è stato necessario creare delle barriere sotto le
fessure delle porte per evitare che andassero a mangiare i cibi o si rintanassero
nell'aula dormitorio; oltre ai topi era presente una grande quantità di
falene e cavallette che letteralmente infestavano la scuola, tanto che alla
mattina si doveva pulire il pavimento dai resti degli insetti schiacciati durante
i pasti. La notte ci è stato raccomandato di controllare la chiusura di tutte
le porte e finestre anche per evitare visite da parte dei branchi di cani randagi
inselvatichiti che si aggirano in cerca di cibo. Più di una volta si sono dovuti
interrompere i pasti serali per ritirarsi nella scuola all'arrivo dei cani.
Il buio durante la notte era totale data la mancanza di qualsivoglia fonte
di illuminazione pubblica, è stato così necessario acquistare (a Tuzla) una
torcia a batterie ricaricabili per gli spostamenti serali.
Le attività, programmate dalle 14.00 alle 18.00 hanno finito per coinvolgere
i volontari dalle dieci del mattino fino a sera inoltrata, in quanto nonostante
l'inizio previsto e segnalato per il pomeriggio, dal secondo giorno i bambini
del villaggio e dei villaggi vicini hanno iniziato a presentarsi alle 10.00.
Alle 17.00, dato che la scuola è l'unico punto di aggregazione nel raggio
di 20 chilometri, arrivavano i ragazzi più grandi, con i quali si è instaurato
un proficuo rapporto di conoscenza. Congedati i ragazzini alle 18.00 ci si
trovava a dover intrattenere i "grandi" a cavallo di cena, spesso
saltata per far fronte ai doveri di ospitalità (sacra in Bosnia).
l di là delle problematiche logistiche, l'incontro e la conoscenza con
i ragazzi più grandi ha favorito la comprensione delle problematiche del luogo
e ha dato spunto per migliorie e nuovi progetti per gli anni futuri.
Le
attività hanno seguito tre filoni principali: sport, musica e manualità.
La scelta è stata particolarmente apprezzata sia dai dirigenti scolastici,
sia dal sindaco di Srebrenica, oltre che dalle associazioni partner; lo sport
infatti era un punto fermo del ricco sistema di istruzione nella Jugoslavia
di prima della guerra, la musica altrettanto; l'espressione della propria
creatività attraverso attività manuali è un modo per stimolare la capacità di
astrazione.
Le attività sportive organizzate erano molto semplici e andavano da giochi
di squadra a veri e propri tornei o gare di salto della fune, volano, calcio,
pallavolo, ecc. I bambini hanno fatto progressi enormi nel corso della nostra
permanenza, sia come apprendimento e rispetto delle regole, sia come tecnica
e capacità sportiva. Alla fine delle attività, come da noi auspicato, erano
perfettamente in grado di autogestirsi.
Per
le attività musicali si è usufruito di una serie di strumenti portati a Suceska
da un gruppo di persone facenti capo a Radio Città Fujiko di Bologna, alcuni
strumenti sono stati sistemati e montati in una delle aule vuote della scuola
e si è tentato un avviamento alla musica dei bambini e delle bambine. Gli strumenti
più gettonati sono state le percussioni e il loro gradimento era proporzionale
ai decibel emessi; arginando a fatica gli spiriti più caldi, si è presentata
un'introduzione alla ritmica, sia teorica che pratica. Oltre alle percussioni,
la chitarra ha riscosso un grande successo, alcuni ragazzini hanno tentato
con qualche successo un approccio allo strumento, guidati e consigliati da
un nostro volontario musicista.
Le
attività manuali hanno riscosso un grandissimo successo. Si è andati dalla
pittura su tela (presentazione di sé, disegno del villaggio,…), al disegno
più classico, al collage. Oltre a ciò si è lavorato molto con l'argilla
e con il cartone: ogni bambino ha costruito con il cartone la propria casa
(o il proprio ideale di casa) e l'ha dipinta secondo la sua fantasia. Con
l'argilla si sono realizzati animali, ciondoli e ogni specie di mostro.
Perfino le sacche di tela in cui sono poi stati distribuiti i kit, sono state
tinte e decorate. Tutti i lavori sono stati conservati e lasciati alla scuola
o direttamente ai bambini.
Al termine delle attività tutti i bambini sono stati raccolti ed è stata consegnata
una sacca di tela (tinta precedentemente da loro stessi) contenente una fornitura
annuale di materiale scolastico. Il materiale dei bambini assenti è stato consegnato
al maestro che ha provveduto alla sua distribuzione non appena iniziata la
scuola.