In Bosnia con i Modena City Ramblers
Inserito da Michele Biava il Lun, 11/06/2007 - 22:30

In una terra in cui dal tempo della guerra un diverso modo di dire "caffè" può follemente influenzare la logica amico-nemico, un po' viene naturale ascoltare con attenzione l'accento dei tuoi compagni di viaggio e concludi che se la guerra porta a tanto, è davvero una cosa bastarda.

Questa volta a far tendere le orecchie alla gente, come a noi, c'era qualcuno di nuovo a cercare di parlare una lingua difficile, che in tanti in giro per il mondo cercano di imparare e insegnare anche se sembra proibita: l'esperanto degli ultimi. E' una lingua che non permette retorica. Concreta e limpida si articola prima con gli sguardi e poi con le parole; alla faccia dell'inglese la si capisce in qualunque posto del mondo: dai villaggi del Chiapas ai campi profughi palestinesi, dai quartieri polpolari di Belfast fino ai più sperduti villaggi bosniaci e ancora, ancora così. Si parla ovunque, ovunque ci sia qualcuno disposto ad ascoltarla.

Questa volta in viaggio con noi c'erano persone che quella lingua la sanno cantare e suonare anche senza stare su un palco anche senza gli strumenti in mano.

Spesso chi viene in Bosnia è come minimo una gran bella persona, con una sensibilità grande e degli occhi che vedono lontano, ma queta volta ce n'erano tante e sapevano cantare e suonare nella lingua che piace a noi.

Tuzla, Zvornik, Bratunac, Potocari, Srebrenica, Suceska. Da averne abbastanza per un po' anche se non è la prima volta che ci vai. Da rimanere storditi o ubriachi di fronte all'orrore e all'assurda bellezza di un sorriso in un mare grigio che non è nelle case o nei palazzi, ma nell'aria, lei davvero crivellata dei colpi dei proiettili e impregnata delle urla delle vittime.

Il colore dell'aria lo colgono solo le persone più sensibili, gli altri ci passano attraverso per studiare i fori nei muri e il nero sulle case. Se non guardi un viso attraverso il colore dell'aria non ne capisci l'espressione e non ne cogli la ricchezza dello sguardo.

C'erano i Modena questa volta in Bosnia e non sappiamo dire chi era con chi, se noi eravamo lì perchè c'erano loro o se loro erano dietro a noi sulla stessa strada. Ne è uscito qualcosa di davvero intenso, un po' matto come al solito, ma profondo e sincero.

Alla fine un incredibile spettacolo come di fuochi d'artificio ha scatenato il pubblico passato per il metral detector; il minuscolo palco del centro giovani di Tuzla è diventato enorme grazie alla magia di Uazza e dei Modena e la festa di Vilmo di Tuzlanska e del gruppo sono diventate la festa di tutti. Un grande urlo in quella lingua difficile e dimenticata.

Ne siamo certi, al di là che fossero i Modena, se non avessero saputo vedere il colore dell'aria e parlare la lingua degli ultimi, non sarebbe stata la stessa cosa.

 

 

 

 

 

 

 

 

Inserito da Pierdiego (non verificato) il Sab, 16/06/2007 - 21:06
... è bello leggere queste parole e rivivere il viaggio in Bosnia assieme a voi, a Vilmo e agli amici Modena ... era la mia prima volta in quella terra ... ed è stata davvero un'esperienza molto forte ... spero di ritornarci presto ... ... e mi fa un piacere enorme il fatto che tu abbia utilizzato le mie foto! A presto! (Pier)Diego