Slobodan Milosevic è morto, è stato trovato senza vita nella sua cella all'Aja. Con lui è morta la possibilità di fare giustizia sulle guerre che hanno insanguinato la Croazia, la Bosnia, il Kossovo. Con la sua morte svanisce la speranza, fino a poche ore fa quasi certezza, di una giusta condanna, per i crimini commessi e commissionati ai danni delle popolazioni della Ex Jugoslavia.
La notizia della morte di Milosevic ha sorpreso tutti: erano noti i suoi problemi di salute, era seguito da numerosi medici, ma nessuno poteva immaginare che potesse finire così, nessuno aveva mai voluto pensare che il processo al principale imputato del Tribunale internazionale per i crimini nella Ex Jugoslavia potesse concludersi nel peggiore dei modi possibili: con la morte dell'imputato a un passo dalla sua condanna, a un passo dal primo vero sprazzo di giustizia per le vittime e i loro parenti.
Milosevic è morto nel carcere superprotetto dell'Aja, i comunicati ufficiali parlano di morte naturale ma in queste ore si sta svolgendo l'autopsia per averne conferma. Pochi giorni fa un altro super imputato del Tpi, Milan Babic, leader dei nazionalisti serbi di Croazia, era stato trovato privo di vita nella sua cella, suicidio la causa della morte. Qualcuno aveva sollevato il sospetto che quello che era stato uno dei primi pentiti e che aveva collaborato attivamente con il Tpi per far luce sugli intrighi e sugli orrori della guerra in Croazia fosse stato messo a tacere per sempre, proprio per evitare che rivelasse ulteriori elementi compromettenti per Milosevic. Al di là delle speculazioni dietrologiche, dichiarate o sussurrate, ma comunque più che comprensibili di fronte a una situazione del genere, rimane un diffuso e opprimente sentimento di amarezza, rimane la consapevolezza che un passo importante sulla via di una nuova convivenza pacifica, soprattutto per la Bosnia, rimarrà incompiuto.
Non si dice ma si teme che il venir meno dell'imputato numero uno poco dopo il decesso di uno dei più importanti pentiti che hanno collaborato con il Tpi, possano minare pericolosamente il futuro del tribunale. A complicare la situazione il mancato arresto di Ratko Mladic che qualche settimana fa sembrava cosa imminente e che continua ad essere avvolto nel mistero; ora due sono le vie: o verrà fatto un grande sforzo per arrestare e perseguire Karadzic e Mladic in modo da concludere almeno il grosso capitolo delle responsabilità nella guerra di Bosnia, o, viceversa, la cattura degli stessi continuerà ad essere rimandata visto che tanto ormai "il pesce più grosso" in un modo o nell'altro è uscito di scena. Ancora una volta il grosso della responsabilità è nelle mani di Belgrado: i due superlatitanti godono di protezioni e connivenze grazie alle quali hanno potuto evitare l'arresto per tutti questi anni; in molti tra cui anche la procuratore capo Carla Del Ponte, sostengono il ruolo chiave della Serbia nella protezione di Karadzic e di Mladic. Se la Serbia, per una mutata opinione sulla opportunità di proteggere due scomodi criminali di guerra, per un mutato sentimento dell'opinione pubblica nei loro confronti o per una costrizione precisa della comunità internazionale e dell'europa in particolare, deciderà di consegnarli, non ci potrà essere nascondiglio cammuffamento o protezione che tenga: Karadzic e Mladic verranno presi. Solo se verranno presi e consegnati vivi al Tpi potranno essere processati e si potrà giungere alla verità su parte dei fatti di quegli anni orribili. Se il Tribunale intenazionale fallirà si sarà persa una irripetibile occasione di restituire giustizia alle vittime dei massacri degli stupri, della pulizia etnica e una grossa ipoteca graverà sul futuro di pacifica convivenza nell'area ex jugoslava.
La morte di Milosevic oltre a chiudere drammaticamente la porta a molti filoni d'indagine sulle responsabilità della Serbia e dei nazionalisti serbi tra le minoranze nazionali delle ex repubbliche jugoslave, chiude anche la porta ad una più profonda analisi e presa di coscienza su quelle che furono le responsabilità occidentali, europee, statutitensi e vaticane sui terribili avvenimenti della Ex Jugoslavia. La mancata conclusione del processo non solo assolve in parte il principale imputato, Milosevic e i principali responsabili, i nazionalisti serbi da una dura e unanime condanna della giustizia internazionale, ma libera anche tutti coloro che con Milosevic giocarono le loro partite a scacchi appoggiandolo quando faceva comodo, condannandolo nel momento in cui diventava pericoloso, salvo poi considerarlo come valido e leale collaboratore nelle trattative di pace. La morte di Milosevic rischia di assolvere tutti coloro che non si macchiarono direttamente dei crimini, ma che ne sono corrsponsabili dal momento che ignorarono colpevolmente situazioni insostenibili e ingiustificabili, tutti coloro che non mossero un dito per fermare gli assassini, sedendosi invece a trattare o brindare con gli stessi. Coloro che negarono la situazione insostenibile delle aree protette da loro stessi dichiarate, coloro che chiusero gli occhi di fronte agli stupri sistematici, aui massacri alle troture ai campi di concentramento, coloro che vendettero Srebrenica e le sue migliaia di abitanti sul tavolo delle trattative con un carnefice, forse non saranno mai chiamati a rispondere delle loro colpe, forse nessun tribunale li condannerà, ma il giudizio della storia in alcun modo li potrà difendere.
In questi giorni di triste incertezza, il nostro pensiero va alle vittime e ai sopravvissuti, a chi ancora aspetta giustizia, spera nella Pace, a coloro che troppe volte hanno subito le sevizie della guerra prima e dell'igiustizia dopo va il nostro più intenso pensiero.