Sarà presentata oggi in conferenza stampa l'associazione “Mladi Antifašisti” (giovani antifascisti) di Tuzla.
Il gruppo, che ha già un blog www.blogger.ba/profil/matuzla è composto da ragazze e ragazzi contro il fascismo, il nazionalismo e qualunque forma di discriminazione.
Nata a Tuzla, da sempre città di larghe vedute e capace di respingere il nazionalismo, l'associazione usa parole d'ordine nette e decise, simili a quelle di molti gruppi omonimi europei, ma rivolta ad una controparte ben più ostile e massiccia dei compagni d'oltreconfine.
La nascita di un gruppo di questo genere è un segnale forte e importante di insofferenza verso la politica bosniaca degli anni del dopoguerra, verso il risultato nella società di una simile politica, oltre all'ovvio effetto dirompente della guerra.
I giovani sono l'avanguardia di questo sentimento, sono coloro che traducono in pratica e mettono in strada la rabbia e l'insofferenza concretizzandole in un progetto, ambizioso quanto indispensabile, di futuro libero da divisioni artificiali e strumentali. I giovani, quelli che del “prima”, cioè del periodo jugoslavo nella migliore delle sue accezioni, del Bratsvo i Jedinstvo, non hanno che i ricordi, tramandati dai genitori e dai nonni, resuscitano oggi una cultura che la guerra dei barbari non ha saputo distruggere.
Come a Sarajevo dove organizzazioni nate dai giovani ed estese ai settori più vari della società civile (basti pensare a Dosta) guidano il malessere dei cittadini e sanno tradurre la rabbia e il senso d'impotenza delle generazioni adulte per la delinquenza minorile in una condanna dura all'inattività dei politicanti.
Le manifestazioni delle scorse settimane nella capitale, prima che l'indipendenza del Kosovo accendesse i deboli riflettori internazionali sull'unico tema che sembra interessare i vicini “europei”, sono state un sussulto della società civile sarajevese; il risveglio invocato dai ragazzi di Dosta nelle manifestazioni di ogni sabato è avvenuto di fronte alla violenza di “certi giovani” contro altri ragazzi e altre persone. Fatti che nella vicina europa avrebbero portato, se mai, a una reazione contro i giovani tout court, come la morte di un'anziana donna bruciata viva da tre minorenni o l'acoltellamento mortale di un ragazzino alla fermata del tram, hanno invece portato, grazie anche alla presenza della “meglio gioventù” bosniaca a una reazione di massa contro i politicanti che promettono e non mantengono, che non si occupano abbastanza della deriva di tanti ragazzi. La risposta della classe dirigente di un coprifuoco obbligatorio per i minorenni non accompagnati dai genitori non è che una riposta goffa, vecchia, inaccettabile per chi sta chiedendo ben altro.
A Banja Luka i taccuini e le telecamere puntati sugli “obiettivi sensibili” delle ambasciate in attesa degli “huligani” hanno completamente ignorato, nelle scorse settimane, la mobilitazione di un'altra fetta di giovani, di ben altro livello, che chiamavano a una mobilitazione per la pace gli studenti delle università.
Questi ragazzi sono la speranza per il futuro della Bosnia e non solo, un nuovo sessantotto a quarant'anni e una guerra di distanza, senza Tito di fronte ma con dei rozzi individui vestiti da politici è la vera speranza per un paese in cui la società civile, comprensibilmente, è anestetizzata e sembrava non sapersi indignare del presente perchè ancora percorsa dai tremori di essere scampati alla guerra.
Se queste ragazze e questi ragazzi sapranno farsi ascoltare e capire prima di tutto dagli altri giovani, i più a rischio, poi da tutti quei non più giovani che avevano smesso di sperare in un cambiamento, convinti di non poterlo determinare da soli, ma che conoscono per esperienza diretta la società che viene richiesta, non solo qualcosa, ma molto potrà cambiare.
In punta al fucile del partigiano minatore, ingrigito dal tempo e dai fumi di Tuzla è appena spuntato un nuovo, coloratissimo fiore.
Smrt fašizmu sloboda Narodu!