...Altre 60 pecore abbattute e sospetto di nuovi contagi umani...
Nei giorni scorsi sono state abbattute altre 60 pecore a Su?eska, un villaggio di rientranti pochi km sopra Srebrenica. La causa sempre la stessa: contagio da brucellosi. La malattia ha ormai portato all'abbattimento di oltre 400 capi nella zona e ha già contagiato diverse persone.
La Brucellosi è una malattia grave degli animali da allevamento: causa febbre e sterilità ed è fortemente contagiosa, inoltre si trasmette con facilità all'uomo. L'unica soluzione è l'abbattimento dei capi infetti e la vaccinazione di quelli sani, qualora questi siano la maggioranza; in caso di contagio esteso si procede all'abbattimento dell'intero gregge con conseguente fortissimo danno economico per i pastori.
La malattia si trasmette per via sessuale o attraverso il contatto con feti abortiti e parti di placenta infette, segnale evidente di capi malati nel gregge; proprio in questo modo avviene la maggior parte dei contagi tra pecore e dalle pecore ai pastori: nel pulire la stalla viene rinvenuto un feto morto o del materiale organico, come buona norma in ogni caso il pastore si preoccupa di rimuoverlo e di pulire a fondo il pavimento. In questa fase, molto più delicata di quanto possa sembrare, basta avvicinare le mani al viso o accendersi una sigaretta e il danno è fatto. Nel giro di un mese compaiono i primi sintomi dapprima facilmente confondibili con quelli di una banale influenza: dolori muscolari, febbre, mal di testa. Col tempo, la malattia cronicizza e il virus si insedia in un organo provocando un'infiammazione che va cronicizzandosi. Se non curata la brucellosi umana (o febbre maltese), porta episodi febbrili oscillanti con punte di 38-39 gradi e danni anche gravi agli organi in cui si è insediato il virus.
Altre vie di contagio per l'uomo sono l'ingestione di latte crudo prodotto da animali infetti, in alcuni casi l'ingestione di carne cruda non ben macellata; tra gli umani si trasmette per via sessuale e tramite il contatto con sangue infetto.
I primi casi a Su?eska sono comparsi nel novembre dello scorso anno; dapprima i pastori si sono rivelati piuttosto reticenti di fronte alla prospettiva di abbattere decine di capi di bestiame per una banale febbre alla vigilia del secondo Bajram.
La festa, per i musulmani praticanti, rievoca il sacrificio di Isacco, sostituito da Allah con un montone prima che il coltello di Abramo gli tagliasse la gola.
E' usanza, per chi se lo può permettere, acquistare un montone, sgozzarlo, cuocerlo per bene e condividerlo con amici, parenti e con le persone economicamente più svantaggiate della comunità. Al di là delle implicazioni religiose o culturali la forte domanda di montoni in quel periodo porta dei buoni introiti nelle tasche dei pastori che, da quelle parti, vivono di quel che dà la terra, della pensione quando c'è e dell'aria buona delle loro montagne. Il danno della mancata vendita dei capi è stato ingente, aggravato dalla necessità di cure per chi, probabilmente molti più di quanto si pensi, è rimasto contagiato dalla malattia.
Si dice nei villaggi che la Brucellosi sia stata portata dalle pecore donate dall'UNDP di Srebrenica che l'anno scorso ha intrapreso diversi progetti a sostegno dei pastori; vengono sbandierate le analisi, effettivamente confermano che molte pecore malate provengono da quelle donazioni. Pare che l'UNDP abbia emesso dei risarcimenti per l'abbattimento dei capi malati, risarcimenti che, a distanza di mesi, finiscono in visite dal dottore, spostamenti e medicine. I bambini e gli anziani contagiati sono ricoverati in ospedale a Tuzla, il rischio che i più piccoli riportino danni permanenti a causa della malattia o delle sue pesanti cure sono concreti.
Le stalle sulle colline intorno a Srebrenica sono ora vuote, pieni di guai i pastori che, per costruirle, si sono indebitati, fiduciosi in un futuro duro, ma non più appeso a un filo.
L'irascibilità non è solo un effetto della brucellosi è il risultato della precarietà della vita del “dopo” perennemente minata in ogni suo aspetto.