Inserito da Michele Biava il Lun, 11/06/2007 - 22:30

In una terra in cui dal tempo della guerra un diverso modo di dire "caffè" può follemente influenzare la logica amico-nemico, un po' viene naturale ascoltare con attenzione l'accento dei tuoi compagni di viaggio e concludi che se la guerra porta a tanto, è davvero una cosa bastarda.

Questa volta a far tendere le orecchie alla gente, come a noi, c'era qualcuno di nuovo a cercare di parlare una lingua difficile, che in tanti in giro per il mondo cercano di imparare e insegnare anche se sembra proibita: l'esperanto degli ultimi. E' una lingua che non permette retorica. Concreta e limpida si articola prima con gli sguardi e poi con le parole; alla faccia dell'inglese la si capisce in qualunque posto del mondo: dai villaggi del Chiapas ai campi profughi palestinesi, dai quartieri polpolari di Belfast fino ai più sperduti villaggi bosniaci e ancora, ancora così. Si parla ovunque, ovunque ci sia qualcuno disposto ad ascoltarla.

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